"IL BASTIONE" UN RISTORANTE DAI SAPORI ANTICHI

Il ristorante "Il Bastione", prende il nome dall'antico Bastion o Bastita esistente nel territorio fin dal sec. XII. Natalino Cristofanon, con la moglie Valeria e i figli, ha iniziato la sua attività nel 1989 ricostruendo e riadattando vecchi locali posti quasi sotto il monte Sereo e poco prima della Fossona, l'antica fossa Nina.
La cucina del Bastione è fatta con i sapori della tradizione locale, che accompagna alla semplicità dei gusti una accurata preparazione dei " primi piatti " della cucina veneta: tagliatelle fatte in casa, gnocchi di patate, risi e bisi.
Una cucina che interpreta con fantasia e personalità i gusti del territorio con nei "Tagliolini al bastione", dove utilizzando prodotti di stagione e materie prime di qualità, si crea un eccellete primo piatto inedito.
La cucina del Bastione è soprattutto a base di pesce e i suoi sapori sono alla griglia,al forno, alla piastra, con la classica polenta abbrustolita. Sono piatti dove gusto, estro, fantasia e soprattutto "sapori di mare" sono esaltati dai profumi, delle erbe dei rosmarini, delle salvie, del timo che crescono qui spontaneamente proprio sul monte Sereo. Così in una felice sintesi dell'integrazione di risorse locali con antiche ricette, nascono quei piatti ricchi e delicati. Ecco che allora dalla cucina si sfornano i secondi piatti, cui spiccano il fritto misto con la polenta che resta la regina incontrastata di tutti i piatti, con una scelta di vini in cui prevalgono i bianchi e rossi dei Colli Euganei, in particolar modo quelli dell'Az. Agr."Montegrande" del fratello Luigi Cristofanon.
Nella buona tavola del Bastione è presente anche la paella, un piatto della cucina povera spagnola, ma carico di quegli aggiustamenti e di aromi che pizzica l'appetito.

La nostra storia

IL BASTION LA BASTISTA A BASTIA DI ROVOLON

La Bastita di Rovolon è ricordata, negli Statuti del Libero comune di Padova, fin dal sec.XII. Faceva parte di un complesso sistema militare a protezione del territorio padovano sulla linea di confine con il comitato vicentino. Da questa parte i colli lasciavano spazio alla pianura, perciò la linea di confine si presentava incerta e non come splendidamente proclamava il famoso motto dell'antico sigillo: "Munson, Mons, Athes,Mare Certos, Dant Mihi Fines"; - Il Musone,I Monti, L'Adige,Il Mare mi danno certi confini.

La - fortezza - ebbe sempre una grande importanza perché posta a difesa della linea di confine tra Padova e Vicenza. Il limite del territorio padovano cominciava a Cervarese ed era difeso da due castelli: quello della Motta prossimo alla Bandezà, e quello di San Martino della Vaneza quasi lungo la riva del Bacchiglione; continuava in territorio di Rovolon con la Bastita e saliva sul monte dove era situato il famoso Castello delle Rocche, di proprietà dei Conti di Padova e poi degli Schinelli. Proseguiva poi con quello della Nina nell'odierna località di Lovertino, con i Castelli di Vò, di Cinto, di Lozzo e di Valbona.
A questo straordinario complesso di fortificazioni si aggiungeva anche uno speciale sistema di sbarramenti idraulici, formato da salti e da chiuse che, incanalando le acque di tutta la zona pedemontana, poteva in caso di invasione nemica, usando l'acqua della fossa Nina e della Bandezà, allagare tutto il territorio, in modo da rallentare la marcia delle armate nemiche e consentire così alle truppe poste a difesa anche nella Bastita di non essere colte di sorpresa e soccorse in tempo.
La Bastita aveva come Governatore il Podestà di Rovolon, che doveva "governare anache la Bastita - così recitavano gli Statuti del Comune di Padova - per legge del 1276, e riceveva un emolumento di lire 75 per semestre" (Cod. Stat. Repub. C.64).
Fu così, che passò alla storia come fortezza, rocca, bastita, bastion, imprendibile e inaccessibile, a cui il comune di Padova assicurava "fanti e cavalieri alla buona guardia".
Il Godi, storico vicentino, scrive che nel 1189 un gruppo di "predoni, volendo fare razzie nel padovano" furono uccisi alla Bastita di Rovolon. Fu presa, distrutta, e poi ricostruita da Ezzelino II da Romano nel 1256, quando, dopo la presa di Vicenza, si diresse verso Padova e fece "deviare il Bacchiglione a Longare, e ai Covoli di Costozza con molti armati… passò alla Bastita di Rovolon per aggirare il nemico, fu presto a Cervarese, poi voltò a San Martin de la Vaneza…".
Cinquant'anni dopo nel 1312-16, la Bastita fu "rovinata da Cangrande della Scala", quando dopo aver occupato Vicenza in breve tempo distrugge e mette "a ferro e fuoco la Villa di Montegalda., poi quella di Cervarese e quindi passa a Rovolon"; nella corsa per occupare Padova.
La rocca, l'imprendibile fortezza non verrà mai più ricostruita.
Nella Carta del Padovano di Francesco Squarcione (1397-1468) la Bastita è situata tra il Castello della Nina, il Castello di San Martino della Vaneza e la confluenza della fossa Martina con la Bandezà; forse si trovava dove oggi sorge la piazza antistante la Chiesa Parrocchiale di Bastia, dove nel 1470, fu costruita la piccola Chiesa dedicata a Santa Maria della Neve.
Fortezza, rocca, bastion, bastita, e poi Bastia è il toponimo che ha dato il nome al Paese, che è parte del territorio del comune di Rovolon.

(A cura di Gianfranco Cenghiaro)